Sintesi dei tavoli sinodali del 31 gennaio 2025

Gruppo di persone in riunione

LE SCHEDE A CUI FANNO RIFERIMENTO LE SINTESI SONO TRATTE DALLO STRUMENTO DI LAVORO PER LA FASE PROFETICA EMANATO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Sintesi del lavoro tavolo 1 scheda numero 6

“Protagonismo dei giovani nella formazione e nell’azione pastorale “

Facilitatori: Michele e Antonella

Le scelte possibili maggiormente condivise per quanto riguarda la Chiesa locale sono state: punto A (creare esperienze “con “i giovani e non solo “per “i giovani); punto D (curare formazione di persone capaci di saper parlare ai giovani, necessità di testimoni capaci di testimoniare nella quotidianità); Due dei tre giovani presenti al tavolo hanno poi segnalato il punto C (creare nella comunità parrocchiale luoghi in cui i giovani possano sentirsi a casa).

La scelta possibile maggiormente condivisa per la Chiesa nazionale è stata: punto H (attraverso il servizio di Pastorale Giovanile Nazionale elaborare proposte formative nazionali e realizzare una rete in cui acquisire esperienze e informazioni accessibili a tutti).

Sintesi del lavoro tavolo 2 scheda numero 9

LA FORMAZIONE MISSIONARIA DEI BATTEZZATI ALLA FEDE E ALLA VITA

A livello di CHIESA LOCALE (DIOCESI)

SCELTE RILEVANTI E POSSIBILI tra quelle proposte (in ordine di priorità) D. Al fine di rinnovare il modello formativo a cui ispirarsi, in sinergia con le istituzioni accademiche ecclesiali […] e con gli esperti in ambito psico-pedagogico e formativo presenti sul territorio, proporre in ciascuna Diocesi (o in più Diocesi insieme) per tutti i formatori: esperienze di formazione che trasmettano il patrimonio di fede, di vita e di buone pratiche presenti nelle Diocesi e nei territori; esperienze di formazione integrale e condivisa e permanente incentrate sull’apprendimento maturato a partire dall’esperienza personale […], che sappiano utilizzare le diverse arti espressive e siano in grado di armonizzare le diverse dimensioni della persona (emotivo-affettiva, spirituale, intellettuale, relazionale), ed anche la cura della casa comune, imparare ad essere custodi dell’opera di Dio. Non solo per acquisire conoscenza, ma per formarsi nella capacità di incontro, di condivisione, riflessione e discernimento. senza trascurare l’importanza dei contenuti della fede e la centralità della Parola di Dio; ripartire dal ri-evangelizzarsi (la conversione è continua), dal crescere nell’Amore per dare una testimonianza viva della fede. Percorsi di formazione sull’accompagnamento spirituale personale e di coppia, come anche sul discernimento personale e comunitario e sulla riscoperta della dimensione vocazionale della vita; Approfondimenti specifici, soprattutto nella formazione permanente dei presbiteri, e di TUTTI (la formazione deve raggiungere le famiglie) sui temi dell’esercizio dell’autorità e del potere, sulla gestione dei conflitti, sulla cura delle relazioni.

C. Accompagnare le famiglie – prima Chiesa – […] attraverso percorsi di ascolto della Parola, esperienze di condivisione e di servizio. La famiglia oggi è ‘malata spiritualmente’ e mancano formatori, c’è la ‘paura’ di impegnarsi nel servizio alle famiglie, noi sacerdoti non abbiamo la forza per realizzare qualcosa…. famiglia comunità come? Metodologia? Ripartire dal basso.

E. Nel quadro di una maggiore attenzione ai soggetti più fragili, promuovere una formazione maggiormente inclusiva e integrale, aprire nuovi percorsi, dare testimonianza, non solo gestione dei ‘casi’. Avvalendosi del contributo dei Servizi diocesani per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili: farli conoscere se ci sono o istituirli. Necessità di percorsi di formazione alla prevenzione, rendere tutti i formatori consapevoli e coscienti di questo, non solo gli educatori a contatto con i minori. Prestare attenzione ai temi dell’abuso spirituale, di coscienza e di autorità. Saper dialogare su questo, creare ambienti sicuri.

A. […] istituire un Servizio diocesano/interdiocesano per la formazione permanente […] per strutturare, coordinare e promuovere percorsi condivisi per la formazione permanente dei formatori …partendo dall’ascolto dei bisogni, ideando proposte formative specifiche e verificandone l’efficacia.

Quali scelte concrete

  • Favorire spazi e occasioni di condivisione
  • Fare esperienza del camminare insieme tra vocazioni diverse, negli organismi di partecipazione come luogo dove ci si pratica e ci si forma in stile sinodale.
  • Incentivare la collaborazione, aumentare il “noi”, tra le varie realtà in progetti comuni per rinnovare i processi di formazione.
  • Offrire possibilità di formazione a livello parrocchiale, diocesano, interdiocesano.
  • Sfruttare al meglio i mezzi di comunicazione, soprattutto le risorse digitali come mezzi di formazione continua
  • Calendario annuale diocesano/interdiocesano con incontri di approfondimento, lezioni, attività, giornate di spiritualità ecc.

Quali risorse

  • Tutti possono donare qualcosa, favorire lo scambio di ‘doni’: tempo, competenze, esperienze, buone pratiche già in atto.
  • I diversi carismi e ministeri.

A livello di RAGGRUPPAMENTI DI CHIESE (NAZIONALE E/ O REGIONALE)

Quali decisioni tra quelle proposte auspichiamo che possano essere prese insieme dai Vescovi italiani?

I. Creare un servizio di coordinamento regionale o nazionale che accompagni coloro che, nelle Diocesi italiane, si occupano della formazione dei formatori […] per favorire il rinnovamento dei modelli formativi e delle prassi ad essi collegate.

J. Promuovere, sul territorio nazionale, singole esperienze qualificate di formazione che possano attivare prassi virtuose nelle realtà diocesane e creare una rete tra esperti in vari ambiti, presenti sul territorio.

Sintesi del lavoro tavolo 3 scheda numero 12

Facilitatore: Gaetano Sabetta

Segretario: Annachiara Russo

Il gruppo era formato da sei persone di cui tre presbiteri e tre laici, fra cui due donne. Entrambe le diocesi erano rappresentate in egual misura. Il tema che abbiamo affrontato è stato quello della “Corresponsabilità nella missione e nella guida della comunità”. Dopo un’attenta e partecipata discussione il gruppo si è indirizzato verso le seguenti scelte.

Ambito di Chiesa locale (livello diocesano): (e, f, j)

e. Valutare la possibilità di articolare alcune parrocchie come “comunità di comunità”, che garantiscano uno spazio ecclesiale di ascolto della Parola di Dio, di fraternità e partecipazione sinodale, di celebrazione liturgica (non eucaristica), di presenza sul territorio, soprattutto nelle aree più isolate o dove è più difficile garantire un servizio stabile dei presbiteri oppure nelle grandi parrocchie dei centri urbani, in particolare nelle periferie (cf. Documento finale del Sinodo 2021-2024, 117).

f. Creare e sostenere l’esercizio di una modalità condivisa di guida pastorale del parroco, con la “cooperazione di altri presbiteri o diaconi e con l’apporto dei fedeli laici” (can. 519), compreso una coppia di sposi, in particolare i ministri istituiti, tenendo conto della parità di genere, delle qualità, delle competenze e dei carismi di ciascuno e con l’apporto di consacrati/e. Chiarificare le relazioni tra questa équipe di servizio della guida pastorale condivisa con il compito di discernimento che spetta propriamente al Consiglio pastorale.

j. Attivare opportune procedure di consultazione per l’individuazione e la nomina dei responsabili di ambiti pastorali (ad esempio vicari foranei, direttori di Uffici diocesani…).

Le prime due scelte indicano la volontà di sperimentare nuove modalità parrocchiali che consentano una offerta diversa e allo stesso tempo facilitino, o quanto meno alleggeriscano, il compito del parroco. La terza vuole dare una direzione al delicato momento della nomina dei responsabili nei diversi ambiti parrocchiali affinché si possa più facilmente favorire la competenza, la condivisione nelle scelte, e il cammino in comune.

A livello regionale/nazionale (o)

o. Individuare i criteri pastorali, canonici e di opportunità in merito alla riconfigurazione territoriale delle parrocchie con un documento ad experimentum, proseguendo la riflessione sulle “aree interne” per non rinunciare al servizio ecclesiale sui territori già sguarniti di altri presidi e per continuare a radicare il Vangelo in ogni contesto.

La scelta ha inteso sottolineare l’urgenza di poter arrivare ad una riorganizzazione territoriale dei servizi parrocchiali soprattutto privilegiando le aree interne che soffrono spesso di limitati servizi ecclesiali o del rischio di completo abbandono.

Sintesi del lavoro tavolo 4 scheda numero 14

LA CORRESPONSABILITA’ NELLA MISSIONE E NELLA GUIDA DELLA COMUNITA’

SCELTE POSSIBILI

Nella Chiesa locale (livello diocesano)

Nel rispondere alla prima domanda, tutto il gruppo é stato concorde dell’importanza dell’istituzione e/o recupero dei Consigli Pastorali Parrocchiali, in raccordo e sinergia con il Consiglio Pastorale diocesano e il Consiglio Presbiteriale.

Si ragionava anche sul recupero dei Consigli Pastorali zonali (anche in sostituzione di quelli parrocchiali), ma mancando uno statuto si rischia di avere un doppione. Si nota in alcune realtà, che i Consigli pastorali sono poco rappresentativi della realtà e bisognerebbe avere una maggiore oculatezza nella scelta dei membri.

Riguardo la seconda domanda bisognerebbe essere più inclusivi con le persone più a margine e non solo i poveri ma anche verso tutte quelle persone che non vivono la Chiesa (esempio i divorziati), e cercare di valorizzare i luoghi delle quotidiana convivenza sociale e abitare anche gli spazi del tempo libero e dello sport.

Tra gli Istituti Religiosi nel rispetto del proprio singolo carisma, é auspicabile una maggiore collaborazione e attivazione di processi nell’ambito missionario in Diocesi, con la possibilità di una consulta diocesana per la missione.

Ci vorrebbe più partecipazione delle Associazioni e dei movimenti presenti nel territorio i quali dovrebbero far parte dei progetti.

Nei raggruppamenti di Chiese (livello nazionale) Si auspica il riconoscimento canonico dell’unità pastorale e la semplificazione delle strutture, la creazione di un coordinamento dei Vicari regionali per avere scambi, impressioni e osservazioni.

Sintesi del lavoro tavolo 5 scheda numero 6

Proposte scelte a livello locale:

  • C: Creare nelle comunità parrocchiali luoghi specifici in cui i giovani possano “sentirsi a casa”, facendo esperienza di vita condivisa, di corresponsabilità e di servizio. Riferimenti biblico: Trasfigurazione, Pietro: facciamo delle tende. Quando ci si trova bene si vuol piantare tenda, essere a casa; serve quindi uno spazio e del tempo adatti per far sentire “a casa” i giovani. Eventualmente servono anche delle risorse economiche per rendere i luoghi parrocchiali già presenti adeguatamente accoglienti per i giovani, in modo che, dopo una prima esperienza positiva di incontro, siano incoraggiati a ritornare e possano sentirsi accolti sia come comunità che tramite i luoghi messi a disposizione.
  • B: Creare o liberare spazi di partecipazione e di corresponsabilità alla vita delle comunità parrocchiali e delle Diocesi, garantendo ai giovani la presenza negli Organismi di partecipazione e la possibilità di esercitare una ministerialità a servizio della Chiesa e nei contesti di vita quotidiana, facendosi promotori del bene comune e dei valori a cui sono particolarmente sensibili (fraternità, integrazione e accoglienza della diversità, cura del creato, giustizia sociale, volontariato…). Come risvolto e applicazione del punto precedente, oltre che un luogo fisico è necessario dare ai giovani un modo per esprimersi. In particolare, co-partecipando, nei modi idonei e nel giusto rapporto con gli adulti, alla programmazione e alla realizzazione delle attività a loro rivolte sia a livello parrocchiale che a livello diocesano. Pensando alla nostra diocesi, potrebbe essere utile allocare delle risorse per dare la possibilità di creare una sorta di tirocinio/esperienza sul campo ai giovani che desiderano impegnarsi, affiancandoli con esperti (o formati) nel ruolo da ricoprire, senza mandarli direttamente allo sbaraglio. Altre possibilità potrebbero essere quella di entrare in dialogo con associazioni esterne alla Chiesa rivolte ai giovani, per poter meglio coinvolgere i giovani sul territorio. Un ultimo aspetto riguardante come concretizzare il punto è stato la proposta di fare notti bianche con invito in chiesa da ragazzi a ragazzi, ma con modi nuovi rispetto a quanto fatto finora e non solo formali. In particolare, cercare di non avere una strutturazione dall’alto (vescovo-uffici-adulti) ma dal basso (facendo partire e accompagnando la progettazione a partire dai giovani stessi).
  • F: Nei diversi contesti abitati dai giovani – parrocchia, università e scuola, oratorio, sport e tempo libero, associazioni – prevedere la presenza di adulti testimoni e qualificati (laici, presbiteri, consacrati) in grado di accompagnare personalmente i giovani per aiutarli a leggere in profondità il vissuto quotidiano facendo discernimento, a unificare le diverse dimensioni della vita a partire dalla Parola e a prendersi cura della dimensione vocazionale della propria esistenza. Creare opportunità di incontro tra giovani e adulti testimoni e qualificati (laici, presbiteri e in particolare il parroco, consacrati) che sappiano innanzi tutto ascoltare i giovani e, a partire dall’ascolto, possano eventualmente dare un consiglio o una guida. Serve trovare un modo per valorizzare gli adulti adeguati già presenti nelle parrocchie, senza lasciarli da soli ma trovando un ambito di comunità in cui svolgere questo servizio. Alcune risorse potrebbero essere investite per affiancare a questi adulti alcuni esperti o professionisti del settore (in particolare dell’ascolto).

Proposta scelta a livello nazionale

  • H: Coordinare – attraverso il Servizio di pastorale giovanile nazionale, gli altri Uffici pastorali interessati, le associazioni e i movimenti ecclesiali – l’elaborazione di proposte formative nazionali altamente qualificate, rivolte a coloro che si occupano della formazione degli adolescenti e dei giovani nei diversi contesti pastorali (parrocchia, scuola, oratorio, sport, …), anche realizzando una piattaforma online open-source nella quale rendere accessibili linee guida e buone pratiche sull’accompagnamento dei giovani in gruppo e personale.
  • A livello nazionale la proposta del gruppo è incentrata sulla formazione dei formatori, con particolare attenzione all’aspetto della comunicazione (sia nelle tecniche che nei mezzi da usare).

Sintesi del lavoro tavolo 6 scheda numero 9

Facilitatore: Pierluigi Cirilloù

Segretario: Luca Taddei

Seguendo le indicazioni ricevute a proposito della scheda destinata al gruppo e al lavoro dialogico da svolgere riguardo alla medesima, secondo l’ormai consueto metodo della conversazione nello Spirito, nel corso del primo giro le risposte aventi per oggetto le scelte possibili a livello diocesano hanno presentato un’attenzione focalizzata prevalentemente sui punti a, b, c, d, e, g. Riguardo alle risposte relative al livello nazionale e/o regionale, oggetto delle medesime sono stati i punti h, i, j, l.

Riguardo al primo livello, circa il punto “a”: si è posto l’accento sull’importanza di un servizio mirato, attuato da esperti, che, partendo dagli effettivi bisogni delle persone, non si limiti a essere solo un fattore da aggiungere alla vita di fede, ma si radichi piuttosto e ancor prima su un modo di pensare la formazione che andrebbe promosso nelle comunità. Si è proposto, tra l’altro, che tale servizio possa guardare già verso un livello interdiocesano, magari includendo un cammino quanto più uniforme possibile per quel che concerne almeno l’iniziazione cristiana.

Circa il punto “b”: si è evidenziata l’importanza della presenza dei fedeli a eventuali iniziative utili organizzate da associazioni o gruppi “esterni” all’ambito ecclesiale e comunitario.

Circa il punto “c”: seppur mutate rispetto alle famiglie di qualche decennio fa, la famiglia appare ancora come degna d’esser considerata il nucleo primo e imprescindibile dell’evangelizzazione.

Circa il punto “d”: si è proposto di integrare la formazione permanente dei formatori nell’insieme delle attività già esistenti, cercando per quanto possibile di raggruppare i molteplici obiettivi in un unico percorso. In tal modo sarebbe possibile evitare, da un lato, un sovraccarico di impegni e, dall’altro, la frammentarietà dei gruppi impegnati nelle varie attività. Si è rimarcata l’importanza del fatto che tale percorso, avendo al centro la Parola, sia anche, in modo equilibrato, un percorso di formazione umana (permettendo una crescita in parallelo nelle varie dimensioni) che sia continuo, proporzionato e adeguato alle esigenze e ai tempi delle persone coinvolte. È parso inoltre importante il coinvolgimento di formatori di professione, di vari esperti del territorio e di persone appartenenti a movimenti o associazioni, nonché delle istituzioni accademiche ecclesiali, così da avere, tra l’altro, maggiori occasioni per poter calare maggiormente quello che è il frutto del lavoro degli studiosi in quella che è la quotidianità dei fedeli.

Altri fattori particolarmente degni di nota sono parsi essere quello della trasmissione del patrimonio di buone pratiche e quello della riscoperta della dimensione vocazionale della vita, in un percorso che orienti sempre più a “essere” piuttosto che al mero “fare”.

Circa il punto “e”: è stata sottolineata l’importanza della tutela dei minori e dei soggetti vulnerabili, nella speranza che essa possa attuarsi come in una sorta di “compensazione” dei buchi normativi e che sia segno di una accoglienza e di una cura fattive.

Circa il punto “g”: si è richiamata l’importanza di valorizzare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, come mandato espletato tendendo a un alto livello qualitativo e nel solco di un’alleanza educativa, tenendo in conto il contesto scolastico come un contesto di frontiera che permette di arrivare ai giovani e agli adulti in un modo precipuo.

Riguardo poi al secondo livello, circa il punto “h”: si è rilevata l’importanza della ricerca, considerata in quanto movimento, messa in discussione e attualizzazione.

Circa il punto “i”: un’attività di coordinamento (che nel pensarsi e nell’attuarsi possa tenere comunque conto delle specificità di ogni realtà diocesana) è parsa auspicabile soprattutto per la creazione di un “filo conduttore” che renda maggiormente omogenea l’attività dei soggetti coinvolti nelle attività formative. Si è inoltre rimarcata l’importanza e l’efficacia di un livello di coordinamento regionale o nazionale rispetto a quelle di un livello esclusivamente diocesano.

Circa il punto “j”: si è evidenziata la convenienza di momenti formativi “puntuali”, i quali, pur inseriti in un iter, permettano a coloro che non possono godere di una partecipazione continuativa di fruire di un contenuto compiuto e utile ‒ seppur necessariamente limitato, data la durata e la natura degli incontri.

Circa il punto “l”: si è richiamata all’attenzione l’urgenza e la rilevanza delle questioni riguardanti i soggetti vulnerabili.

Nel corso del secondo giro, ciò che è risuonato maggiormente o che è stato suscitato da quanto condiviso è stata innanzitutto l’esigenza, in merito ai punti “a” e “b”, di un ufficio dedicato che operi per creare sinergie e integrazioni tra gli uffici già esistenti. La condivisione è proseguita soffermandosi sul punto “c”, con l’attenzione alle attuali e concrete situazioni delle famiglie (evitando la tentazione di voler meramente calare “dall’alto”, nella vita delle stesse, un determinato modello), auspicando che esse trovino nella Chiesa locale innanzitutto un contesto di confronto-aiuto per quanto concerne la rilevazione dei loro problemi e dei loro bisogni.

È stata poi rimarcata, circa i punti “d” e ”j”, l’utilità degli incontri formativi di carattere “puntuale” e concluso ‒ di stampo, per così dire, più “consumistico” riguardo alla forma ‒, l’importanza della condivisione delle buone pratiche e di una formazione che, partendo da un “essere”, sia poi anche un effettivo “formare all’azione”.

Si è ritenuto inoltre opportuno che lo scopo di una tale formazione, avente pur sempre al centro la Parola di Dio (per esempio focalizzandosi sul vangelo domenicale), non sia solamente quello di un arricchimento dottrinale sui contenuti della fede, quanto piuttosto quello di trovare le modalità e gli strumenti per gettare luce nella concretezza della vita dei singoli ‒ così che la relazione con Dio, in tal modo nutrita, possa nutrire a sua volta la relazione tra le persone.

Circa il punto “i” è stata poi evidenziata nuovamente la necessità di un coordinamento per le figure che si occupano della formazione dei formatori.

In conclusione:

  • In risposta alle domande relative al livello diocesano, i punti “a” e “d” sono risultati essere quelli che hanno riscontrato maggior consenso.
  • In risposta alla domanda relativa al livello nazionale e/o regionale, è invece emerso maggiormente il punto “i”.

Sintesi del lavoro tavolo 7 scheda numero 12

Il gruppo che abbiamo seguito io, come segretario, e don Claudio come facilitatore, si è trovata a riflettere sulla scheda 12 “Forme sinodali di guida della comunità”.

Tra le proposte di cambiamento possibili a livello diocesano è emersa una larga preferenza per la proposta F, a seguire sono state apprezzate le proposte A e C.

In particolare,

  • Proposta F: la Rimodulazione della presidenza della comunità è stata al centro della riflessione e degli auspici del gruppo di lavoro, che ha inteso esprimere proposte e valutazioni che sono andate anche oltre il tracciato indicato nella proposta F. Il parroco è soggetto che dovrebbe guidare la comunità in qualità di pastore, invece viene spesso investito di problemi tecnici, burocratici e logistici che sottraggono tempo all’animazione della comunità. Un problema che aumenta quando il parroco segue più comunità o quando ha incarichi plurimi. Le ipotesi discusse sono state 2: da una parte riflettere, sulla base del diritto canonico, in merito alla possibilità di dare procure speciali o condividere la rappresentanza legale con altri soggetti maggiormente titolati nella conduzione amministrativa, tecnico-urbanistica o economica, allo stesso tempo, sarebbe preferibile accompagnare il parroco nella guida pastorale con altre figure di sua fiducia da incaricare. In quest’ultimo caso è stato richiamato l’esempio di Mons. Bulgarelli il quale suggeriva di far condurre alle coppie di sposi il percorso matrimoniale per le giovani coppie.
  • Proposta A: questa proposta è stata letta sotto due punti di vista. Il primo, ex extra, è legato alla prospettiva di una chiesa più prossima alle chiese che vivono il tormento della guerra o delle migrazioni forzate. La comunità parrocchiale in questo senso dovrebbe aprire il proprio orizzonte missionario in un’ottica di arricchimento di senso comunitario allargato e di fede. La seconda prospettiva, ad intra, si rivolte al ripensamento della rigida territorialità della parrocchia. La comunità parrocchiale non può più essere dimensionata rispetto all’insieme di strade e piazze che la compongono, le famiglie si sentono già libere di valicare queste linee territoriali per raggiungere la parrocchia verso cui si sentono maggiormente attratte. Ad esempio la comunità etnica che si riunisce in una parrocchia richiamerà i connazionali che risiedono presso altre parrocchie e non avrebbe senso opporre logiche differenti.
  • Proposta C: questa scelta possibile è già molto lineare e il gruppo non ha espresso approfondimenti o integrazioni. La possibilità di condividere tra differenti comunità parrocchiali, magari territorialmente contigue, la guida pastorale, gli strumenti animativi, gli spazi è uno stile sinodale auspicabile e che dovrebbe essere incentivato. Sebbene alcune comunità parrocchiali abbiano sperimentato alcune forme di “pastorale d’insieme”, servirebbe maggiore coraggio per sperimentare quella che sembra inevitabilmente una necessità futura.

A livello nazionale il gruppo si è orientato sulla P.

In questo caso la scelta possibile indicata nella scheda 12 è molto vaga, senza confini delineati infatti si riferisce a “possibili analisi del Codice di diritto canonico in merito alla conduzione e alla presidenza delle comunità ecclesiali per facilitare la partecipazione dei laici alla guida sinodale delle comunità”. Eppure il gruppo di lavoro non ha avuto incertezze nell’indicare questa proposta, vista la sua coerenza con quanto riflettuto a livello diocesano. In altre parole, la promozione di uno stile aperto e sinodale orientato alla maggiore cura pastorale delle comunità parrocchiali, non può prescindere da un pensiero di maggiore partecipazione dei laici. E’ stato comunque difficile immaginare traiettorie concrete di questa partecipazione dei laici, riconducibili alle disposizioni di Codice di diritto canonico.

Sintesi del lavoro tavolo 8 scheda numero 14

La corresponsabilità nella missione e nella guida delle comunità

Dopo un primo giro di presentazioni e spiegazioni lavori si lascia un tempo personale di rilettura della scheda.

Nella fase della restituzione si evince che la risposta unanime è sicuramente la A ovvero: a livello di chiesa locale diocesana si deve istituire, ove non lo siano già, i consigli pastorali diocesani e parrocchiali o meglio delle unità pastorali.

Inoltre molti di noi completano con la lettera B ovvero: andare verso la costituzione di consigli pastorali zonali o vicariali per favorire una pastorale integrata in un territorio.

Per quanto riguarda la seconda domanda a livello di raggruppamenti di Chiese (nazionale o regionale) la maggior parte di noi è concorde con la lettera k. Ovvero: stendere un raggruppamento o statuto tipo per gli organismi di partecipazione che funga ispirazione per le chiese locali e tenga conto di conversazioni sinodali degli organismi di partecipazione emerse nel cammino sinodale.

La maggior parte dei partecipanti inoltre concorda sul desiderio di trasformare le commissioni Episcopali della CEI in commissioni ecclesiali con rappresentanti delle diverse componenti del Popolo di Dio.